Pianta dalle sette virtù e simbolo di pace (alcuni esemplari a Nagasaki sopravvissero alla devastazione causata dalla bomba atomica) l’albero di cachi vanta una peculiarità forse unica.  Infatti, mentre la maggior parte degli alberi, in autunno, si “spegne” perdendo le foglie, quello di cachi anche se spoglio s’illumina di toni giallo-arancio grazie ai suoi frutti.  Ma perché consumare questi frutti, e quali benefici ci possono regalare? Scopriamolo assieme in questo articolo sulle proprietà dei cachi.

L’origine dei cachi

Il Diospyros kaki è un albero originario della Cina e del Giappone, dove per molto tempo è stato coltivato su larga scala. Oggi lo si può però trovare in tutte le zone subtropicali del mondo.

Importato in Europa nel 1766, grazie al direttore inglese del giardino botanico di Calcutta, l’albero dei cachi fu inizialmente ammirato come pianta ornamentale.

Successivamente, i suoi frutti iniziarono a essere apprezzati, come alimento, dagli abitanti delle campagne e delle colline. Nel  dopoguerra, iniziarono a essere consumati anche in città, e si rese quindi necessario un incremento della coltivazione della pianta.

L’albero dei cachi

Dal punto di vista botanico, l’albero dei cachi cresce lentamente, è molto longevo e può superare anche i 10 metri di altezza nelle cultivar più vigorose.

Il tronco è dritto con corteccia di color marrone scuro, mentre i rami sono fragili, eretti o ricurvi con rivestimento color marrone o grigio, punteggiati da piccole protuberanze chiare.

La fioritura avviene intorno alla metà di maggio ed è seguita da una caduta dei frutticini, che raggiunge l’intensità massima nel mese di luglio.

Non tutte le cultivar di cachi sono indicate per la frutticultura. Infatti, sono solamente cinque quelle impiegate per questa finalità.

Oltre alla specie di cui abbiamo già parlato, vanno ricordati:

  • il Diospyros lotus (con frutti piccoli, utilissimo per portainnesti);
  • il virginiana (i cui frutti sono utilizzati nell’industria di trasformazione);
  • l’oloeifera e il glaucifoglia dai quali viene estratto il tannino.

I cachi frutti novembrini

I frutti, invece, maturano a partire da settembre. Nelle aeree del nord Italia si procede però alla raccolta nel mese di novembre quando la polpa raggiunge un colore giallo-arancio.

Una volta pronti, i cachi si presentano globosi o leggermente allungati, come un pomodoro, ma con un grande calice permanente.

Il diametro è di 5-10 cm e, come detto, maturano in autunno restando sull’albero a lungo dopo che sono cadute le foglie.

Dopo la raccolta, i cachi vengono riposti in un luogo buio e asciutto per essere consumati entro gennaio, quando la buccia assume una colorazione intensa e si assottiglia sino quasi a rompersi.

Proprietà dei cachi

I frutti, se acerbi, sono particolarmente astringenti, viceversa, quando sono maturi risultano dolci e hanno un buon sapore. Vengono abitualmente consumati freschi, tuttavia possono essere anche passati, ghiacciati oppure usati come dessert o per fare marmellate.

«Dolci e ‘freddi’, i cachi si ritenevano utili per eliminare gli eccessi di calore, calmare la sete, umidificare i polmoni. Si usava anche cuocerli al vapore e consumarli con l’aggiunta di miele, per combattere la tosse o l’asma. Erano naturalmente ritenuti (data la loro proprietà astringente) un buon antidoto per la diarrea» (M. Montanari, Il sugo della storia, Bari-Roma 2018).

I cachi contengono una discreta quantità di beta-carotene e, quando raggiungono la completa maturazione diventano molto energetici e indicati in caso di astenia generale e stanchezza.

È bene tenere presente che contengono alte dosi di zuccheri sotto forma di glucosio e sono quindi sconsigliati a chi soffre di diabete e obesità.

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F. Stefanini Administrator