Perché è così importante prevenire problemi alla tiroide? Che funzioni ha questa ghiandola nel nostro organismo e quali sono i soggetti più a rischio? Scoprilo in questo articolo del Dott. Matteo Menetti Cobellini, giornalista professionista.

Cos’è la tiroide e a cosa serve

Posta alla base del collo, anteriormente rispetto a trachea e laringe, la tiroide è una piccola ghiandola la cui funzione è direttamente collegata al benessere muscolo scheletrico dell’organismo.

Attraverso gli ormoni da essa secreti, chiamati ormoni tiroidei, influenza fortemente il metabolismo, cioè l’insieme di trasformazioni chimiche che il nostro corpo mette in atto per dare sostegno al rinnovamento cellulare.

Essa provvede, inoltre, al benessere sia dell’organo più esteso del nostro corpo, cioè la pelle, sia dell’apparato pilifero e dei genitali.

A forma di H, è composta da un lobo destro collegato a un sinistro attraverso l’istmo tiroideo, un “ponte” poco più lungo di un centimetro.

Come funziona la tiroide

La tiroide è una ghiandola endocrina: prima “crea” gli ormoni – tra cui due di fondamentale importanza come la triiodotironina (T3) e la tiroxina (T4) – poi li rilascia nell’organismo, dove svolgono la funzione di promotori della funzionalità metabolica.

Affinché il processo di sintesi e diffusione di queste sostanze avvenga in modo adeguato, la tiroide necessita di iodio, un elemento presente principalmente nel mare e nei prodotti del mare, come il sale marino integrale, il pesce e i crostacei.

Un uomo in buona salute ha bisogno di assumere circa 150 microgrammi di questo minerale al giorno affinché la capacità secretiva della ghiandola soddisfi il fabbisogno quotidiano (secondo il Ministero della Salute le donne che allattano al seno dovrebbero assumere almeno 200 mcg di iodio al giorno). Alcune ricerche però dimostrano che una buona porzione di italiani, per suddivisione geografica e predisposizione alimentare, non riescono a introdurre nella dieta la quantità necessaria di questo minerale.

La profilassi per la prevenzione del gozzo

È stato stimato che in Italia circa 6 milioni di persone soffrono di gozzo ovvero più del 10% della popolazione. Infine bisogna considerare che le carenze subcliniche non sono immediatamente diagnosticabili.

Nelle Satire (XIII.162) il poeta Giovenale dimostrava che il gozzo tiroideo (una tra le malattie della tiroide) era già conosciuto come endemico nell’arco alpino fin dal I secolo d.C. In effetti lo usò come paragone per descrivere il seno di una donna: «Tumidum guttur miratur in Alpibus».

Nell’ultimo periodo, il Ministero della Salute ha promosso la legge n. 55 del 21 marzo 2005 riguardante alcune disposizioni relative alla prevenzione del gozzo endemico dovuto a carenza iodica, per migliorare gli interventi di sanità pubblica. In alcune regioni italiane, però, la carenza di iodio nella dieta rappresenta ancora una criticità. È il caso della Toscana.

Una ricerca del 2012, dal titolo “Carenza di iodio nella provincia di Arezzo e in Toscana: disturbi tiroidei ed extratiroidei associati”, affermava che le persone colpite da gozzo in un piccolo paese toscano, Badia Tedalda in provincia di Arezzo, corrispondevano al 70% della popolazione. Un numero preoccupante, se consideriamo che in tutta Italia sarebbero sei milioni le persone con questo problema.

Diversi tipi di problemi alla tiroide

Come noto, le patologie a carico della tiroide possono essere

  • strutturali, quando a presentarsi è un aumento di volume della ghiandola (tra cui il gozzo tiroideo);
  • infiammatorie, provocate dagli anticorpi, come nel caso della tiroidite di Hashimoto;
  • infine, di tipo funzionale.

Ipotiroidismo e ipertiroidismo

Ipertiroidismo e ipotiroidismo si verificano invece a livello di funzionalità dei noduli della ghiandola.

Nel primo caso sono gli anticorpi a stimolare la secrezione degli ormoni, spesso in concomitanza con malattie autoimmuni e con conseguenze perlopiù debilitanti, come palpitazioni, stanchezza e perdita di peso.

Nel secondo caso la tiroide fatica a secernere gli ormoni con conseguenze quali stipsi, stanchezza, aumento di peso e cute secca.

Tiroide in gravidanza ed età senile

A essere propensa ad affezioni della tiroide è soprattutto la popolazione femminile poiché questa ghiandola garantisce un efficiente decorso della gravidanza: gli ormoni tiroidei regolano infatti la funzione cardiovascolare, il metabolismo degli zuccheri e dei grassi del feto.

In generale, quando il corpo della madre è manchevole di iodio durante la gravidanza, si presenta l’aumento del volume della ghiandola con formazione di noduli, che aumenta con l’avanzate dell’età. Infatti, un’altra porzione della popolazione soggetta a disfunzioni tiroidee è quella degli anziani.

Nello studio “Disfunzioni tiroidee in età geriatrica” del 2008, promosso dall’Università degli Studi di Catania e a opera tra gli altri, dei dottori Mario Costanzo e Mariano Malaguarnera, si rileva che le disfunzioni tiroidee rappresentano le malattie endocrine di maggior riscontro nella quinta e sesta decade di vita con una prevalenza di ipotiroidismo (2-7%) rispetto all’ipertiroidismo (0,5-2%). Secondo gli studi, in età avanzata la ghiandola non riesce più a farsi carico dei cambiamenti metabolici dell’organismo provocando, nello specifico, «problematiche soprattutto a livello cardiovascolare».

Problemi alla tiroide: conclusioni

Per i motivi sopra esposti può essere importante, soprattutto per il genere femminile, gli anziani e per chi, per motivi di dieta alimentare non riesce a fornire all’organismo lo iodio necessario, integrare il proprio regime nutrizionale con questo importantissimo minerale.

Molto utile è anche un’integrazione con il precursore dell’ormone tiroideo, come la tiroxina, che oltre ad aumentare la velocità delle reazioni ossidative di proteine, zuccheri e grassi, influenza positivamente anche la circolazione ed è capace di mantenere il peso forma raggiunto con una dieta.

Dr. Matteo Menetti Cobellini

Giornalista professionista

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