Molti di voi avranno letto l’articolo su La Stampa del 18/11/2017  secondo cui le infezioni in ospedale uccidono due volte di più degli incidenti stradali… le vittime sono 7.000 all’anno contro le 3.500 vittime di incidenti stradali. Ciò tenendo conto che usiamo l’auto tutti i giorni, mentre non tutti i giorni, ogni giorno, si viene ricoverati in ospedale. Le statistiche dicono che tra il 5% e l’8% degli assistiti è vittima di una infezione ospedaliera. Sono vittime causate dalla mancanza, peraltro diffusa, dei principi più elementari di igiene e contaminazione infettiva.

Le regole igieniche

Lavoro nel settore alimentare e conosco perfettamente le regole igieniche per preservare la salute dei consumatori. Se visitate la mia azienda alimentare vedrete che all’ingresso (dopo aver lasciato le proprie generalità) dovrete calzare dei copri-scarpe, indossare un camice monouso e un copricapo.

I dipendenti hanno ingressi dove si cambiano scarpe e vestiti con quelli da lavoro; l’aria è filtrata, ricambiata e condizionata; nei bagni ci sono i pedali o le fotocellule per non toccare i rubinetti… e così via!

Negli ospedali, invece, potete entrare liberamente fino alla camera del malato con le stesse scarpe con cui avete calpestato di “ogni” fuori dall’ospedale e mentre camminate per i corridoi incrociate il personale dell’ospedale! Così, se questi erano entrati in maniera corretta, cambiandosi scarpe e abiti, ora sono soggetti a una contaminazione crociata degna di un HACCP. Un fattore di rischio per contaminazione generale? 

Ma c’è di più!

Arriviamo dal parente ricoverato, è ora di pranzo, è stato operato, è andato tutto bene e ora deve “solo” riprendersi e cosa gli hanno portato? Un brodino indecifrabile, un purè di patate (senza Parmigiano reggiano) e una mela cotta… dove troverà le vitamine e i minerali, gli acidi grassi insaturi essenziali (che il corpo non produce) e gli aminoacidi necessari per “riprendersi” davvero?

Eppure, pian piano, il malato si è ripreso, cioè si alza (lentamente) da solo dal letto e cammina: miracolo! Non c’è altra spiegazione!

Ci vorrà del tempo…

Ci vorrà tempo perché i medici degli ospedali riescano a ottenere che l’alimentazione dei pazienti sia integrata con le vitamine, gli altri nutritivi e le erbe necessarie allo stato dei malati. Bisogna quindi diffondere, intanto, queste informazioni e anche altre igieniche per gli ospedali.

Ma c’è di più! È l’ora della pappa: l’inserviente scoperchia i contenitori sistemati su di un carrello e, intanto, rivolgendosi all’allettato, ci parla sopra. Vuole tirargli su il morale; l’intenzione è buona, ma così facendo finisce inconsapevolmente, per “sputarci sopra”, perché parlando alita nell’aria una micro-salivazione che contamina di fatto i cibi su cui ricade. Perché l’inserviente non ha la mascherina (né i guanti)? E le ruote del carrello dove hanno sgommato?[1

Diamo per scontato…

Diamo per scontato che negli ospedali l’igiene sia la priorità, ma purtroppo non è così. Dovete pensare che siamo dovuti arrivare alla “intuizione” di un chirurgo ungherese (Dr. Ignác Semmelweis), nell’anno 1846 (quanto alla storia per questo) per vedere l’introduzione in sala operatoria del lavaggio delle mani! Dopo l’introduzione di questa pratica, i decessi post-operatori per infezioni passarono in due anni dall’11% all’1%.

Ci vuole tempo!

Ci vuole tempo per tante cose che contrastano apertamente con i principi basilari dell’igiene. Ci vuole tempo anche fuori dagli ospedali per vedere rispettate le regole di igiene anche da tutti coloro che preparano e vendono cibo per strada. Torroni, addormenta-suocere e altre zuccherose tentazioni appiccicose, ad esempio, sono preparate in maniera estemporanea di fianco alla strada con i suoi scarichi di moto e auto che passano danti all’aria aperta (alla polvere, mosche, batteri, forfora e, costanti, sputi)!

Ma anche nei ristoranti, al chiuso, non c’è una zona “senza filtro” fra la cucina e la sala. Una zona, cioè, dove dalla cucina vengono girate le portate al cameriere che non deve mai entrare in cucina, essendo in contatto con il pubblico.

Gli auto-grill

Gli auto-grill autostradali non sono da meno. Come nei ristoranti non c’è una zona filtro e, anzi, peggio, c’è una continua promiscuità del personale fra la cucina e il bancone. Qualunquemente si continua a parlare, se non altro per chiedere se si vuole scaldare il panino o col collega della partita di calcio; l’inserviente non ha la mascherina, un copricapo adeguato a contenere la folta chioma, non ha guanti, ma usa una pinza.

Il panino è stato allestito nelle stanza dietro il bancone, la porta non c’è più (dava noia)… purtroppo vedo… eppure giù, miracoli!! Non è possibile diversamente!

E infine parliamo di soldi. Quanto costa tutto questo in termini di spesa pubblica e ore mancate alla produzione? No, entriamo in un forno! Senza mascherina, senza copricapo e senza guanti, sputando nella genuinità della loro produzione, afferra la mia scelta e la infila dentro un sacchetto di carta (e per la prima volta mi chiedo in che ambiente sarà stato prodotto, spedito e immagazzinato quel sacchetto) e va alla cassa.

Afferra i miei soldi che ho lasciato scivolare sulla sputacchiera e sceglie i soldi per farmi il resto. Da ultimo, prima che io abbia il tempo di reazione per qualunque ragionamento, strappa lo scontrino e lo infila nel sacchetto a diretto contatto col pane! La stessa signora si rivolge al cliente successivo, questi i biscotti? Li afferra con le stesse mani, li mette in un sacchetto in attesa dello scontrino, e torna alla cassa…

Intanto una mosca ha fatto la stessa scelta per quanto riguarda i biscotti. Noto che sono in due a servire: perché una non sta fissa alla cassa? Il negozio è pieno e sto zitto, ma oggi scrivo e penso sempre ai soldi. Ma non in quel senso! Ai soldi toccati da migliaia di dita sporche, sudaticce, lerce e pulite. Che dite delle dita che hanno toccato di tutto e delle quali ci arriva un “estratto” con quei soldi, col nostro pane quotidiano?

Miracoli!!!

AUTORE: GIORGINI DR. MARTINO
NOTE

[1] La mascherina davanti alla bocca è invece, e giustamente, obbligatoria sul lavoro per i dipendenti della mia azienda alimentare! Un altro fattore di rischio HACCP trascurato? Tutto quanto detto finora vale per ogni reparto. Infatti con la stessa proceduta si può accedere fino alla terapia intensiva.

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F. Stefanini Administrator