Il frutto del melone (Cucumis melo) ha origini antichissime, ancorché incerte: secondo Linneo la pianta – del gruppo delle Cucurbitacee – sarebbe originaria dell’Asia centrale, mentre secondo altri studi è possibile che provenga dalle zone tropicali e sub tropicali dell’Africa, dalle quali si sarebbe successivamente diffusa in India, Cina e tutto il Medio Oriente, giungendo infine nel bacino del Mediterraneo.

Sai riconoscere un melone?

Dal punto di vista botanico, la pianta è caratterizzata da un lungo stelo strisciante o rampicante, angoloso e peloso, su cui sono inserite delle grosse foglie che durante la primavera presentano fiori di colore giallo. Il frutto, grosso e carnoso, può variare di forma e dimensione, a seconda della tipologia: sferico, ovoidale, con buccia liscia o rugosa, di colore giallo tendente al verde o verde chiaro, di un’unica colorazione o con striature.

Una storia da meloni

Nel ricostruire l’introduzione della coltivazione del melone in Italia vengono in aiuto alcuni affreschi rinvenuti negli scavi di Ercolano che raffigurano il frutto tagliato a metà; il primo autore a segnalarne la presenza in Campania è Plinio il Vecchio, il quale peraltro riferisce che il melone era assai gradito all’imperatore Tiberio.

Il celebre gastronomo Apicio, invece, lo cita nella sua opera De re coquinaria, abbinando le fette del frutto a una salsa composta da pepe, menta, miele e aceto.

I meloni continuarono a essere apprezzati anche durante il medioevo: Carlo Magno riportò in auge la loro coltivazione, al tempo limitata alle aree arabe e del sud della Spagna.

Oggi, il melone è coltivato in tutta Italia, in special modo in Emilia, dove la coltura è praticata con successo da diversi anni.

Alfonso d’Este e i meloni

Un aneddoto avvolto tra storia e leggenda riguardante la storia di questo frutto nella regione testé citata, è la presunta morte di Alfonso I d’Este – duca di Ferrara, Modena e Reggio dal 1505 al 1534 – a causa di un’indigestione di meloni.

Tipologie di meloni

Le tipologie di melone sono moltissime, da quello con polpa verde a quello con polpa arancione, dalla buccia liscia a ruvida; in Italia sono essenzialmente tre le tipologie coltivate: il cantalupo, il retato e il gialletto.

1) Cantalupo

Il primo deve il proprio nome a un paese della provincia di Rieti, Cantalupo, sede di una delle numerose residenze dei pontefici fuori Roma.

Si presenta globoso o ovoidale di media dimensione, con buccia spessa e ruvida, spesso con profondi solchi longitudinali che sembrano segmenti (dette anche “fette”), senza reticolato o linee ruvide chiare; la polpa, dolce e succosa, è arancione o rosa salmone.

Un tipo particolare di cantalupo è lo “charentais”, che nasce in Francia ma è ormai diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo.

2) Retato

Il retato, leggermente più ovale rispetto al cantalupo, presenta una buccia sottile e fittamente reticolata con la presenza o meno delle cosiddette “fette”, con polpa che può variare dal verde al rosa salmone, ha una migliore conservabilità rispetto al cantalupo, ma è meno aromatico e più acquoso.

3) Gialletto

Il gialletto, o melone invernale, decisamente ovale, ha una buccia gialla liscia o rugosa; la polpa è verde, talvolta bianca; benché sia considerato di qualità inferiore rispetto alle altre due tipologie, grazie alla buccia più dura si conserva più a lungo.

Il melone: frutto estivo

Per la grande quantità di acqua in esso contenuto, il melone è uno dei prodotti più indicati per contrastare la disidratazione durante i mesi estivi.

Al tempo stesso, esso contiene anche numerosi nutritivi: minerali, vitamine (A e C) donano a questo frutto proprietà diuretiche e depurative, ma lo rendono altresì utile nella cosmetica, giacché grazie alla sua polpa si preparano maschere che rendono la pelle morbida e tonica.

Arte e meloni

Più che al classico abbinamento con il prosciutto crudo, in questo caso si desidera ricordare un ulteriore e “magico” accostamento, quello con l’arte.

Il melone è spesso presente nei meravigliosi dipinti di nature morte di Giovanni Stanchi, di Luis Meléndez ecc. risultando un elemento caratteristico di questi quadri, capaci di donare una durata eterna a questo frutto tipico delle caldi estate italiane e non solo.

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