Il giusto apporto di vitamine è fondamentale per il benessere del nostro organismo e la vitamina D non fa eccezione. Non tutti però forse sanno dove si trova questa vitamina e conoscono  le sue funzioni. Ma, soprattutto, che rischi comporta una sua carenza? E quando possono essere utili gli integratori di vitamina D? Lo scopriremo in questo articolo. In particolare, ci occuperemo dei seguenti argomenti.

A cosa serve la vitamina D e quanta ne dobbiamo assumere?

La vitamina D svolge varie funzioni molto importanti nel nostro corpo. In particolare, aiuta l’organismo ad assorbire il calcio assunto con l’alimentazione. Per questo motivo, come ricordato in un opuscolo del Ministero della Salute sull’ospeoporosi, questa vitamina è un’alleata fondamentale per la salute delle ossa.

Sintetizzando, la vitamina D svolge le seguenti funzioni:

  • aiuta il nostro corpo ad assorbire e utilizzare il calcio e il fosforo;
  • sostiene la funzione del sistema immunitario;
  • promuove il benessere di ossa e denti e la funzione muscolare.

Ma quanta vitamina D serve ogni giorno al nostro corpo? La dose minima per una persona adulta in buona salute (NRV) è pari a 5 mcg.  Ma sarebbe bene assumerne giornalmente dosi superiori.

Secondo alcuni testi specialistici, come per esempio Madicamenta (AA.VV., MedicamentaGuida Teorico Pratica per Sanitari, VIª edizione, Cooperativa Farmaceutica, 1964 Milano), la dose giornaliera di Vitamina D può raggiungere le 100.000 U.I. (cioè 2500 mcg).

Gli integratori di vitamina D in commercio in Italia devono rispettare il dosaggio massimo giornaliero consentito dal Ministero: 50 mcg, ovvero 2000 U.I. al giorno.

In alcuni periodi della vita, come la gravidanza o l’età senile, questo fabbisogno però aumenta sensibilmente.
Ma cosa può accadere in caso di carenze di vitamina D? Vediamolo nel paragrafo seguente.

Carenza o insufficienza? I valori di riferimento per la vitamina D

Per individuare con certezza una carenza di vitamina D occorre fare un esame del sangue per controllarne i livelli ematici. In linea generale, si può parlare di ipovitaminosi (“carenza”) quando i valori di vitamina D nel sangue sono inferiori a 20 ng/ml (nanogrammi per millilitro). Si parla invece di “insufficienza” quando i valori sono intorno ai 20-30 ng/ml e di “sufficienza” quando i valori sono superiori a 30 ng/ml. Questi valori di riferimento possono subire leggere variazioni da una società medica all’altra, ma sono comunque indicativi per definire una carenza.

Carenze di vitamina D: le possibili conseguenze

Le carenze di vitamina D può esporre a diversi problemi, in particolar modo a carico dell’apparato muscolo scheletrico, quali:

  • fragilità ossea negli adulti o osteoporosi;
  • rachitismo nei bambini.

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Se questa vitamina è tradizionalmente associata alla salute di ossa e denti, occorre però ricordare che una sua carenza può esporre anche a rischi di altro tipo.

Alcuni studi hanno infatti messo in correlazione basse quantità di vitamina D all’insorgenza di malattie cardiovascolari. Una carenza di vitamina D può, inoltre, esporre a stanchezza cronica, o spasmi muscolari.

Secondo il Ministero della Salute, si stima che in Italia l’osteoporosi colpisca circa 5.000.000 di persone, soprattutto donne in postmenopausa (80%). Secondo studi epidemiologici nazionali ne è affetto il 23% delle donne oltre i 40 anni ed il 14% degli uomini con più di 60 anni.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) negli ultimi anni ha più volte richiamato l’attenzione degli Stati Membri sulla necessità di promuovere politiche di prevenzione presso la popolazione più a rischio. Questo al fine di contrastare l’insorgere della malattia e di ridurre l’impatto sanitario e sociale della fragilità scheletrica.

Per tutti questi motivi è bene sapere quali fattori favoriscono una carenza e quando può essere necessario usare integratori di vitamina D.

La vitamina D negli alimenti

La vitamina D è molto carente negli alimenti e l’esposizione solare alle nostre latitudini e con i nostri stili di vita è sempre più insufficiente.
I bambini, oltre agli anziani, sono una delle categorie più a rischio di carenza di Vitamina D.  L’alimento più ricco è l’olio di fegato di merluzzo, che un tempo si somministrava regolarmente ai bambini. Ormai però questa abitudine è andata in disuso.

Tra le fonti alimentari più ricche di vitamina D sono inclusi i pesci grassi (sgombro, salmone e tonno), i tuorli delle uova, il burro e alcuni formaggi grassi. Quantità inferiori possono esser presenti in alcuni funghi.

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5 casi in cui possono servire integratori di vitamina D

Secondo uno studio pubblicato nel 2008 sul mensile americano The American journal of Clinical Nutrition, le carenze di vitamina D a livello mondiale sarebbero in progressiva crescita.

Occorre ricordare che le carenze di questa vitamina raramente hanno a che fare con la sola alimentazione. Il nostro corpo, infatti, è in grado si sintetizzarla (ovvero produrla) anche in seguito all’esposizione ai raggi UVB. Non a caso, la vitamina D è anche detta “vitamina del sole”.

Tra le persone più soggette a carenze ci sono, dunque, gli anziani che non si espongono al sole a sufficienza.

Oltre all’età avanzata, esistono però alti fattori che possono favorire carenze di questo importante nutritivo e rendono consigliabile il ricorso a un integratore di vitamina D. Vediamo i casi più frequenti.

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1) Problemi epatici, renali o malassorbimento

Alcune malattie, come la celiachia, il morbo di Chron e altre, possono ridurre l’assorbimento di vitamina D a livello intestinale. Inoltre, alcune patologie al fegato o ai reni possono ridurre la produzione (sintesi) di vitamina D all’interno del corpo. Anche in questi casi potrebbe essere utile un integratore di vitamina D, dopo aver eventualmente valutato la situazione con il medico fiducia.

2) Limitata sintesi a livello cutaneo

I soggetti con pelle scura sono più esposti a carenze di vitamina D, poiché la melanina ne riduce la sintesi (produzione) a livello cutaneo. Soggetti esposti a carenze sono anche coloro che stanno poco all’aria aperta e non si espongono alla luce dei raggi solari: persone anziane, soggetti non autosufficienti, o anche chi abita in Paesi con una ridotta esposizione. Con l’avanzare dell’età, poi, in generale, si riduce la capacità della pelle di produrre questa vitamina.

3) Obesità

In alcuni casi, anche se nel nostro corpo ci sono quantità sufficienti di vitamina D questa non è in grado di svolgere le sue funzioni. Per esempio, nelle persone obese, la vitamina D viene per così dire sequestrata dai tessuti adiposi. In presenza di obesità la vitamina D che si accumula nel grasso corporeo non può essere quindi sfruttata dal corpo. Ecco perché anche in questo caso, potrebbe essere necessario ricorrere a un integratore di vitamina D.

4) Gravidanza e allattamento

Nel periodo della gravidanza e dell’allattamento il fabbisogno di vitamina D aumenta. Alcuni studi hanno evidenziato che le donne con carenze di vitamina D hanno maggiori probabilità di avere bambini con ritardi nella crescita.

È dunque necessario assumerla innanzitutto mediante l’alimentazione, consumando cibi che la contengano (salmone, aringa, fegato, uovo ecc.). In secondo luogo si può valutare il ricorso a integratori di vitamina D, per soddisfare al meglio le accresciute esigenze del corpo materno.

In caso di dubbi, prima di assumere il prodotto, è sempre meglio sentire il parere del ginecologo di fiducia.

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5) Assunzione di farmaci

Alcuni farmaci, come gli antiacidi o le statine, possono limitare l’assorbimento di vitamina D; anche i lassativi, se vengono assunti abitualmente, riducono l’assorbimento delle vitamine liposolubili (che si sciolgono nei grassi) di cui fa parte anche la D.

Altri fattori che possono causare una carenza di vitamina D sono il fumo e l’abuso di alcolici. Gli alcolisti, in particolare, sono tra i soggetti più esposti a deficit di questa vitamina.

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Vitamina D vegan

Gran parte degli integratori di vitamina D presenti in commercio contengono derivati animali. Negli ultimi tempi si è però scoperto che questa vitamina si può ottenere anche da fonti vegetali. In particolare, la vitamina D3 si può estrarre dal lichene Cladonia rangiferina, mentre la D2 dalla canna da zucchero.

Ecco perché oggi sono finalmente disponibili integratori di vitamina D 100% di origine vegetale e adatti anche ai vegani.

In molte formule, per un effetto sinergico e una maggiore efficacia sono aggiunti anche calcio e fosforo, minerali fondamentali per il mantenimento di ossa normali.

Vitamina D, è possibile un sovradosaggio?

La vitamina D è liposolubile e, come per tutte le altre vitamine appartenenti a questa categoria, un sovradosaggio può creare qualche problema.

Ricordiamo che gli integratori di vitamina D in commercio devono rispettare l’apporto massimo giornaliero stabilito dal Ministero della Salute Italiano (25 mcg). In generale quindi, se ci si attiene alla posologia indicata sulle confezioni degli integratori notificati al Ministero della Salute, il rischio di un sovradosaggio è molto raro.

Tra gli effetti collaterali causati da un dosaggio eccessivo sono inclusi nausea, inappetenza, vomito.

Occorre però fare attenzione all’interazione con alcuni farmaci . Ecco perché, prima di ricorrere a un integratore, è bene sentire prima il parere del medico se si stanno seguendo terapie specifiche e si assumono medicinali, così come in caso di dubbi.

Integratori di vitamina D: conclusioni

Come abbiamo visto, esistono casi specifici che possono favorire carenze di vitamina D, per far fronte alle quali è consigliabile il ricorso a un integratore.

A maggior ragione se si seguono diete restrittive, o se si consumano raramente le poche fonti alimentari di questa vitamina.

Inoltre, le persone anziane, le donne in gravidanza o coloro che soffrono di dipendenza dall’alcool farebbero bene valutare il supporto di prodotti specifici. 

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VITAMINA D CALFIO E FOSFORO VEGAN

F. Stefanini Administrator