Il vischio (Viscum album) è una pianta molto antica. Era infatti già presente in Europa nel periodo dell’ultima grande glaciazione. Tra le più note tradizioni del Natale c’è il bacio sotto il vischio. Questa pianta, oltre a essere ornamentale, vanta anche alcune proprietà benefiche. Scopriamo assieme la sua lunga storia e i benefici che ci può donare.

Aspetto e habitat del vischio

La pianta del vischio è un sempreverde dalle foglie carnose e dalle bacche sferiche che variano dal bianco perlaceo al giallo dorato, in base all’albero su cui maturano.

Questa pianta è originaria di molte parti d’Europa. In quella settentrionale e orientale cresce tuttavia raramente perché non sopravvive a temperature al di sotto dei 20 gradi.

Al sud invece la sua presenza è limitata per via del forte soleggiamento e dell’aridità.

Raggiunge la massima densità in Francia, dove è presente anche il vischio della quercia – molto raro altrove.

La pianta del vischio non si radica nella terra ma direttamente sull’albero ospite con un interessante processo di crescita.

Sviluppa, infatti, sul ramo ospite un bastoncino germinativo, detto “austorio”. Mediante questo bastoncino si collega al sistema idrico dell’albero che lo ospita e ne ricava nutrimento.

In questo modo, l’albero ospite fornisce al vischio non solo l’acqua ma anche minerali, molecole organiche idrosolubili, composti azotati e zuccheri. Questi nutritivi variano a seconda dell’albero ospitante, anche se la maggior parte delle sostanze organiche è prodotta dal vischio stesso attraverso la fotosintesi.

La storia del vischio

Già in uso nelle tradizioni pagane per celebrare l’arrivo dell’inverno, il vischio vanta una lunga storia.

Secondo quanto riportato da Plinio il Vecchio, la pianta era già conosciuta dai Celti che la reputavano sacra. Erano infatti convinti che essa nascesse dall’albero su cui era caduto un fulmine e che fosse quindi la manifestazione stessa della divinità.

Secondo James Frazer, autore de Il ramo d’oro, quanto riportato dall’autore latino sarebbe confermato dal nome di “scopa del fulmine” attribuito al vischio nel cantone svizzero di Argau.

“Scopa del fulmine” è un nome comune in Germania per ogni escrescenza cespugliosa che cresce su un ramo, giacché si ritiene che questi organismi parassitici siano un prodotto del fulmine.

La pianta del vischio e i druidi

Al vischio già in passato erano inoltre attribuiti poteri curativi. I sacerdoti dei celti, i druidi e solitamente il loro capo, raccoglievano il raro vischio della quercia (albero divino) con un falcetto d’oro.  Lo sesso faceva il simpatico personaggio dei fumetti Panoramix il druido.

Deponevano il raccolto in un bacile d’oro contenente acqua, che veniva distribuita come antidoto contro le malattie. Il vischio era considerato infatti un rimedio universale e usato anche come afrodisiaco e rimedio contro la sterilità (il colore delle bacche ricorda lo sperma).

I druidi collocavano inoltre rami di vischio sulle porte d’ingresso per tenere lontani gli spiriti del male. Proprio a causa di tale provenienza “pagana”, la Chiesa delle origini ne vietò l’uso durante il Natale. Venne quindi sostituito con l’agrifoglio, simbolo della corona di spine di Cristo, le cui bacche alludono alle gocce di sangue che escono dal capo.

Le origini del bacio sotto al vischio

La tradizione del bacio sotto al vischio affonda nelle leggende celtiche.  

Questi popoli del Nord associavano la pianta alla Dea protettrice dell’amore, Freya. Questa aveva un figlio bellissimo, Baldr, odiato da Loki, il malefico figlio di Odino. Nonostante Freya avesse protetto con sortilegi il figlio per renderlo immune, Loky riuscì a ucciderlo, servendosi proprio della pianta del vischio.

Freya pianse la morte del figlio sopra la pianta che ne aveva causato la morte, e le sue lacrime divennero le bacche bianche del vischio.

Contemporaneamente Baldr tornò in vita. Da quel giorno la leggenda vuole che Freya ringrazi chiunque si scambi un bacio sotto la pianta del vischio.

Il vischio nell’Eneide

Questa pianta nell’antichità era apprezzata anche come ausilio contro ogni tipo di maleficio e ogni tipo di ostacolo.

Ecco perché «Virgilio, per bocca della Sibilla Cumana spiega a Enea che se vuole visitare i territori infernali – il Tartaro – deve munirsi di un ramo di vischio come ausilio, guida e luce» (C. Bonvecchio, Filosofia del Natale, Milano 2014).

Dal punto di vista terapeutico, il vischio vanta un lungo impiego come rimedio naturale.

Oggigiorno molte aziende che commercializzano una serie di prodotti fitoterapici a base di vischio.

Verso la fine del secolo scorso, periodo in cui furono scoperti i principi attivi della pianta, le proprietà del vischio vennero ufficialmente menzionate nelle farmacopee francesi.

Ricerche recenti confermano le proprietà della pianta. Vediamole assieme.

1) Metabolismo dei lipidi

L’estratto di vischio è utile per favorire il metabolismo dei lipidi (ovvero per contrastare trigliceridi e colesterolo). Questa proprietà è ancor più utile sotto le feste, periodo in cui si tende a qualche strappo in più alla dieta. Ovviamente, il presupposto è sempre uno stile di vita sano e un po’ di movimento. Senza questi basilari fattori nessun integratore di vischio, per quanto concentrato e di qualità, potrà dare grandi benefici.

2) Effetto antiossidante

L’assunzione regolare dell’estratto della pianta può anche contrastare gli effetti dei radicali liberi. Questa benefica proprietà antiossidante è dovuta all’azione dei flavonoidi (tra cui la quercitina) e degli acidi fenolici.

3) Regolazione della pressione

Tra le proprietà più rilevanti del vischio ci sono quelle «a carico del sistema cardiovascolare e l’azione fondamentale è quella antipertensiva, che si attua per stimolazione del parasimpatico e diminuzione della resistenza vascolare periferica.

Quest’azione è generale e diffusa per cui i preparati di vischio sono attivi non solo nel ridurre l’ipertensione arteriosa, ma anche cefalee, vertigini, dolori pericardiaci, turbe vascolari della menopausa, disturbi geriatrici» (P. Chiereghin, Fitoterapia per il farmacista, Milano 2005).

Si ritiene che i principi attivi del vischio (amine e flavonoidi) «stimolino il sistema parasimpatico e diminuiscano la resistenza periferica per vasodilatazione.

Saponosidi e flavonoidi inoltre rafforzano la diuresi e favoriscono la secrezione di urea. Si assiste, così a una diminuzione dei valori pressori e a un miglioramento della sintomatologia soggettiva» (E. Campanini, Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Milano 2012).

Vischio: conclusioni

Insomma, il potere curativo attribuito dagli antichi al vischio sembrerebbe, per alcuni aspetti, tutt’altro che una suggestione.

Come tutte le piante con azione antipertensiva va usata con criterio. E in caso di dubbi , o se già si assumono farmaci per la pressione, è sempre bene chiedere il parere del medico curante.

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