In ogni periodo dell’anno può capitare di sentirsi stanchi e privi di energie. Questa condizione di astenia però è molto più diffusa al cambio di stagione. La stanchezza primaverile ci rende infatti spesso apatici e svogliati e a risentirne sono tutte le nostre attività quotidiane.  È però possibile ritrovare slancio ricorrendo ai cosiddetti energetici naturali.

Ma quali sono le piante più efficaci? E la loro assunzione è indicata a tutti o può provocare agitazione? Scoprilo con noi in questo articolo.

Le cause della stanchezza primaverile

Perché, chi più chi meno, con l’arrivo della bella stagione siamo afflitti dalla stanchezza primaverile?

Basse temperature, raffreddamenti e influenza debilitano indubbiamente il sistema immunitario durante l’inverno. D’altro canto, occorre ricordare che il corpo reagisce a tutti i periodi di cambiamento.

Il passaggio tra inverno e primavera è però più intenso rispetto agli altri. Veniamo infatti da un periodo in cui le temperature sono più rigide, con meno ore di sole e caratterizzato anche da un lavoro più intenso.

Con la primavera, poi, l’impegno quotidiano si assesta su una particolare intensità protraendosi nel tempo e provocando cali nel rendimento fisico e mentale. Non solo, ma dopo aver “tirato” per un anno intero, molte persone si sentono con le pile scariche e devono fare appello a tutte le loro risorse per superare i pochi mesi che le separano dalle vacanze.

Incidenza dell’astenia al cambio di stagione

L’astenia può essere più di natura:

  • fisica
  • mentale.

Nel primo caso ci si sentirà fisicamente spossati fin dal mattino, si avrà bisogno di dormire di più ma il sonno non sarà riposante, si soffrirà di inappetenza, pallore e mancanza di forze.

Nel secondo, invece, saranno frequenti stati di nervosismo e difficoltà di concentrazione.

Chiaramente la stanchezza può colpire tutti, anche le persone sportivamente più allenate: giorno dopo giorno ci si sentirà più spossati, privi di forze e si faticherà a recuperare le energie necessarie.

Questi sintomi riguardano certamente gli adulti, tuttavia non ne sono esentati bambini e adolescenti che necessitano di energia per crescere e per affrontare in modo adeguato i vari impegni quotidiani.

Un sondaggio condotto dall’osservatorio Doxa-Aidepi ha stabilito che l’86%  delle persone accusa un calo fisico o psicologico all’arrivo della bella stagione. Tra i più giovani (under 24), sono più diffuse irritabilità (40%) e cattivo umore (37%).

Energizzanti naturali: quali scegliere?

Astenia e debolezza non sono quindi malattie, ma sintomi. Per questo, nell’affrontarle bisogna sempre considerare la loro origine.

A volte infatti è sufficiente riposare un po’ per recuperare velocemente le energie. Altre volte, invece, è fondamentale modificare l’alimentazione che, se squilibrata e inadeguata, priva l’organismo del fondamentale apporto di vitamine e minerali.

Caffeina? No grazie

Nelle situazioni sopra menzionate, è sempre bene evitare gli eccessi di caffeina, che possono aumentare il nervosismo e rendere ancora più difficile recuperare il giusto ritmo sonno-veglia.

Per affrontare l’astenia di primavera possono rivelarsi particolarmente utili alcuni estratti vegetali privi di caffeina.

Questi energizzanti naturali favoriscono la risposta dell’organismo allo stress grazie alle loro proprietà tonico-adattogene e aiutano a contrastare la stanchezza fisica e mentale.

I migliori aiuti naturali senza caffeina

Due delle piante più note ed efficaci ad attività tonico-stimolante sono:

  • l’eleuterococco;
  • il ginseng.

Entrambe aumentano la resistenza, contrastando la sensazione di affaticamento e si rivelano utili anche per migliorare la performance fisica. Vediamo di approfondire le caratteristiche di queste due piante.

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Eleuterococco

L’eleuterococco o ginseng siberiano è un arbusto che cresce abbondante nell’estremo Oriente russo, in Corea, Cina e Giappone a nord dei 38° di latitudine.

In fitoterapia se ne utilizza principalmente la radice. Questo perché la concentrazione più elevata di sostanze biologicamente attive si trova nella radice, nel periodo autunnale, subito prima della caduta delle foglie.

Anche le foglie in realtà sono usate a scopo fitoterapico. In questo caso, però, la concentrazione più elevata di sostanze biologicamente attive si ha in luglio, prima della fioritura.

Un certo numero di studi sperimentali e clinici hanno dimostrato che la radice di questa pianta possiede proprietà adattogene, ovvero la capacità di aumentare la resistenza aspecifica allo stress e alla fatica, nonché alle malattie.

Un altro beneficio è quello di impedire la fase di allarme della reazione allo stress.

Oggi, all’eleuterococco viene riconosciuta un’ampia gamma di applicazioni cliniche. Esso infatti «aumenta la capacità di resistenza a numerose condizioni fisiche (cioè, calore, rumore, movimento, aumento dei carichi di lavoro, esercizio fisico e decompressione); aumenta la vigilanza mentale e la produttività nel lavoro; migliora la qualità del lavoro prodotto in condizioni di stress e le prestazioni atletiche» (M.T. Murray, Il potere delle piante medicinali, Milano 2003).

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Ginseng

Forse più celebre dell’eleuterococco, il ginseng è una piccola pianta perenne che in origine cresceva allo stato spontaneo nelle regioni boscose umide di Cina settentrionale, Manciuria e Corea.

Oggi è invece coltivata estesamente. Si ipotizza che l’effetto benefico della radice derivi dalla complessa sinergia dei suoi componenti, tra i quali sono stati rilevate almeno 13 diverse saponine triterpenoidi (ginsenosidi).

Sono numerosi gli effetti del ginseng che sono stati riscontrati sull’uomo e sugli animali da laboratorio. Dalla stimolazione generale in condizioni di stress, alla diminuzione della sensibilità allo stress; dall’aumento delle capacità mentali e fisiche di lavoro al «miglioramento della funzionalità del sistema endocrino» (Ibidem).

Proprio relativamente all’astenia che si avverte in special modo in primavera, è stato dimostrato che il ginseng «aumenta gli impulsi nervosi che stimolano i muscoli, modifica i tracciati delle onde cerebrali, migliora l’attività metabolica cerebrale e agisce sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrenale; tutte queste attività potrebbero essere ampiamente responsabili dell’attività anti-fatica del ginseng nelle prestazioni mentali e fisiche» (Ibidem).

Eleuterococco e ginseng: quando assumerli?

L’azione dell’eleuterococco e del ginseng è alquanto percepibile, benché siano privi di caffeina.

Per questo i prodotti andrebbero assunti al mattino, onde evitare una ipereccitazione notturna.

Occorre ricordare che, seppure entrambi aiutino l’organismo a ritrovare l’energia necessaria per fronteggiare le sfide quotidiane, il loro utilizzo non deve mai sostituire il riposo e il sonno.

È, infatti, indispensabile assicurare sempre all’organismo le adeguate ore di relax, che mai devono mancare per mantenersi in salute.

BIBLIOGRAFIA

Il “cambio di stagione” mette alla prova la nostra salute: ansia, insonnia e stanchezza i sintomi, da La Stampa Salute (versione online 14/05/2018)
– M.T. Murray, Il potere delle piante medicinali, Milano 2003