I danni del fumo sono ben noti a tutti. Il fumo infatti, con le oltre quattromila sostanze tossiche che si sprigionano durante la combustione di una sola sigaretta, rappresenta un fattore di rischio per oltre 30 malattie a carico dei principali organi del corpo umano.  (International Agency for Research on Cancer, 2004 175; US Department of Health and Human Services, 2004. Elaborazione: Centro tedesco di ricerca sul cancro, Ufficio di coordinamento prevenzione del cancro).

Gli effetti della nicotina

Se è provato che la nicotina, in quanto alcaloide stimolante, procura al fumatore un temporaneo miglioramento di memoria, umore e prontezza (F. Conti et Alii, Trasmissione sinaptica: recettori dei neurotrasmettitori, in Fisiologia medica, Milano 2005, p. 176). È anche ampiamente certificato che è proprio questa sostanza, presente in natura come sistema di difesa di alcune piante come il tabacco, a creare dipendenza dal fumo di sigaretta.

Nell’uomo, infatti, questo composto organico stimola il rilascio di dopamina, serotonina, vasopressina e adrenalina, neurotrasmettitori che veicolano le informazioni tra le famiglie di neuroni che regolano il metabolismo cerebrale, il suo equilibrio e la sua organizzazione, influenzando il tono dell’umore nell’essere umano.

Cosa contiene una sigaretta? Altri principi dannosi

Se non bastasse sapere che la nicotina è già di per sé considerata dannosa per l’organismo, in quanto ritenuta – a ragione – uno stupefacente da alta dipendenza, è bene sapere che gli altri prìncipi presenti in una normale sigaretta sono ancora più pericolosi, dannosi o anche solo irritanti, soprattutto, e parliamo qui solo di effetti a breve termine, per gola, bronchi e mucose.

L’acido cianidrico, per esempio, insieme ad acroleina, formaldeide e ammoniaca sono le prime sostanze direttamente assunte nell’organismo dai tabagisti, insieme a catrame e monossido di carbonio, e sono anche le più letali.

I danni del fumo

Nell’utile saggio Effetti del fumo di tabacco in Otorinolaringoiatria dei dottori Fabio Beatrice e Sebastiano Bucolo si evidenzia come «Le vie aerodigestive superiori (VADS) sono le prime a venire a contatto con i componenti nocivi del tabacco. […]  E che le oltre 4000 sostanze nocive contenute nella sigaretta producono svariate alterazioni a livello di naso, gola, orecchie».

Lo studio dimostra anche che il fumo intacca la qualità della voce, oltre al senso del gusto.

Le mucose, cioè quelle strutture stratificate che tappezzano la superficie interna delle cavità e dei canali dell’organismo comunicanti con l’esterno (come quelle dei setti nasali) sono soggette, sempre secondo gli studiosi a «trasformazioni irreversibili documentate da alterazioni istopatologiche con effetti sulla funzione tonsillare».

Si parla quindi di alterazioni dei tessuti delle mucose e compromissione delle tonsille, il primo apparato di difesa delle vie respiratorie. Il fumo inalato, che nelle normali sigarette, dal 1990, è limitato a 1 mg/1,05mg cadauna di cui il 10% circa bruciato dalla combustione, è assorbito immediatamente attraverso la mucosa del tratto gastrointestinale e respiratorio per poi introdursi nel sangue.

Naso chiuso e tosse secca: i primi segnali

Essendo la nicotina un potente vasocostrittore, contribuisce alla riduzione della vascolarizzazione dei tessuti, causa di secrezioni bronchiali secche e naso chiuso.

Non bisogna però credere che quelli che appaiono come piccoli problemi alle vie respiratorie siano aspetti trascurabili.

Nello studio sopra citato gli studiosi concordano che «Le sostanze contenute nelle sigarette sono un vero e proprio veleno per le ciglia dell’epitelio delle alte vie respiratorie, prima linea di difesa contro agenti patogeni; senza il loro potere difensivo batteri e virus hanno maggior opportunità di invadere ed infettare i tessuti.

Inoltre, la vasocostrizione indotta dal fumo di tabacco sulla microcircolazione rende, a livello del tessuto mucoso, meno veloce ed efficace la risposta immunitaria con conseguente maggior suscettibilità da parte del soggetto fumatore a sviluppare patologie infiammatorie acute delle prime vie respiratorie».

Gli studiosi, per quanto riguarda danni alle tonsille affermano che non sempre sono visibili: «Le nostre ricerche di recente pubblicazione confermano che il tessuto tonsillare di fumatori apparentemente sani in realtà presenta alterazioni rilevabili con riflessi sulla funzione tonsillare».

L’unica soluzione: smettere di fumare

Come noto, non è facile smettere di fumare, ma si tratta dell’unica e vera prevenzione; certo è che se proprio non si riesce a smettere, ma si vuole – per lo meno – lenire i primi sintomi dei danni del fumo, esistono alcune piante che possono agire sulle alte e basse vie aeree.

Tra queste, la liquirizia (Glycyrrhiza glabra) che possiede «proprietà espettoranti, emollienti ed antiflogistiche, sfruttate nei casi di tosse, catarri bronchiali» (Farmacognosia: farmaci naturali, loro preparazioni ed impiego terapeutico, a cura di F. Capasso, R. De Pasquale, G. Grandolini, N. Masco, Milano 2000) e l’Adhatoda (Adhatoda vasica), grazie alla quale «si sono ottenuti benefici effetti nella bronchite acuta, soprattutto nel caso di catarri densi e tenaci. Nella bronchite cronica allevia la tosse e fluidifica il muco» (F. Perugini Billi, Manuale di fitoterapia, Azzano San Paolo 2004).

Queste piante, se utilizzate con benzoino e menta che migliorano la funzionalità delle vie respiratorie, e con eucalipto, che esercita un’azione emolliente e lenitiva sulla mucosa orofaringea, possono rivelarsi utili per chi desidera intraprendere l’arduo, ma benefico percorso di smettere di fumare.

Dr. Matteo Menetti Cobellini

Giornalista professionista

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