La carota (Daucus carota L.) è un ortaggio dalla radice biennale appartenente alla famiglia delle ombrellifere e che trova ampi consensi dal punto di vista organolettico, nutrizionale e salutistico. Ma quali sono le proprietà delle carote e perché dovremmo portare più spesso questo ortaggio sulle nostre tavole?  Scoprilo con noi!

L’origine delle carote

La carota consumata sulle nostre tavole deriva dalla specie selvatica che cresce allo stato spontaneo nelle zone aperte e soleggiate di tutta Italia. Il nome del genere (Daucus) deriva dal greco daukos ed era il termine con cui i Greci chiamavano questa pianta. Viceversa il nome della specie deriva dal latino carota.

La varietà oggi coltivata deriverebbe dall’Afghanistan, plausibilmente la zona di origine di questa specie orticola. Greci e Romani utilizzavano la carota principalmente per le sue proprietà terapeutiche. Ippocrate, nei suoi testi, ne riferisce infatti l’utilità per la salute, mentre Catone il Vecchio, nel De agri cultura, cita la specie selvatica tra le piante medicinali coltivate nel suo orto.

Per lungo tempo le furono preferite la rapa e la pastinaca, tuttavia iniziò a essere apprezzata in epoca rinascimentale, specie la varietà dal colore arancione, che sarebbe poi entrata nella grande coltura all’inizio del secolo XIX.

Le prime carote, infatti, presentavano una tinta prossima al viola. Il colore arancione si sviluppò in seguito a una serie di incroci e selezioni da parte di alcuni botanici olandesi, in onore dei regnanti d’Olanda, gli Orange, per i quali lavoravano.

Ciò viene suffragato dai quadri dell’epoca: nei dipinti dei pittori fiamminghi si nota la presenza delle carote arancioni. Peraltro, «[…] se Costanzo Felici, ancora nel Cinquecento, parla solo di carote “con il suo bello colore vermiglio”, che consiglia di usare in insalata dopo averle lessate o cotte sotto la brace, agli inizi del secolo successivo Giacomo Castelvetro scriverà, fra i primi, di carote “rosse e gialle”» (M. Montanari, Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo, Roma-Bari 2011).

Le diverse varietà di carote

Oggi, nel mercato italiano, sono presenti alcune varietà di carote che si differenziano per colore, forma e per la grandezza della radice. Nel terzo caso, le tipologie si distinguono in corte, medie e lunghe. La carota è ricca di carotene – fonte di vitamina A – e zuccheri ed è la più preziosa radice coltivata per l’alimentazione in Europa.

La maggior parte delle radici sono estratte e vendute ancora fresche. Possono essere consumate crude, grattugiate con condimento salato, cucinate come una verdura, o in purea.

Come cucinare le carote

Da un punto di vista culinario, il principale valore delle carote è il loro utilizzo come insaporitore. Per questo non dovrebbero essere mai pelate o raschiate, giacché la maggior parte delle qualità aromatiche risiede nella pellicola superficiale.

Ma questi ortaggi si prestano a essere anche un ingrediente essenziale di molte zuppe e umidi, di salse d’aceto, di spezie per il pesce e di molti altri piatti.

A fronte del suo sapore tendente al dolce, la carota andrebbe sempre usata in quantità adeguate per non coprire i sapori. Inoltre essa viene utilizzata per produrre succhi o centrifugati, magari insieme al limone per ridurne la dolcezza, mentre il carotene viene talvolta estratto per la produzione di concentrati.

Proprietà delle carote: benefici e valori nutrizionali

Oltre che di zuccheri e betacarotene (precursore, come detto, della vitamina A e responsabile del colore arancione della radice), la carota contiene anche sali minerali, vitamine B1, B2 e C. Grazie a questi costituenti, questa radice è utile per proteggere la pelle, contrastando lo stress ossidativo, promuovere il benessere della vista.

Inoltre la carota possiede anche proprietà rivitalizzanti, depurative e rinfrescanti.

Per quel che riguarda, infine, il mito che lega la carota all’abbronzatura, va detto che il betacarotene è il precursore della vitamina A, importante nutrimento per gli occhi e per la pelle. Questa vitamina contribuisce al mantenimento di una pelle normale, la difende dai raggi UV e riduce la formazione radicali liberi.

Tuttavia la vitamina A non ha un legame diretto con la produzione di melanina – sostanza responsabile del processo di imbrunimento della pelle che permette di filtrare meglio le radiazioni solari. Serve però a mantenere l’integrità anatomica e la buona funzionalità delle cellule cutanee che la producono.

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