L’actinidia o kiwi spopola nei mercati e sulle tavole nel periodo invernale. Ma perché è considerato un alleato per la salute? Scopriamolo assieme in questo articolo sulle proprietà del kiwi, mettendo in luce anche i suoi valori nutrizionali.

L’origine del kiwi

Il genere Actinidia comprende una serie di piante originarie di una vallata del fiume Yangtze (Cina), dove crescono spontaneamente numerose varietà.

Essa giunse in Europa nel 1900, anche se non divenne una coltura commerciale al di fuori del Paese asiatico fino al 1960. In quell’anno la Nuova Zelanda iniziò infatti a esportarlo nelle grandi piantagioni allora appena impiantate nella baia di Plenty.

I ricercatori neozelandesi selezionarono le varietà più adatte alla coltivazione specializzata.

Il nome kiwi, che suggerisce l’origine neozelandese (kiwi è l’uccello simbolo di questa nazione), è stato inventato in un secondo momento come parte della strategia di mercato per un nuovo prodotto. Da allora, la produzione commerciale si è sviluppata nel sud della Francia, in Italia, Spagna e Russia.

Varietà di kiwi

La pianta dell’actinidia presenta una crescita rampicante ed è a forma di liane, con tralci lunghi fino a 10 metri che si aggrappano avvolgendosi a spirale attorno ai suoi supporti. Per questo motivo essa – nella varietà arguta  – è spesso usata per la creazione di pergolati.

Come detto, esistono numerose varietà di questa pianta, tuttavia la dicitura di kiwi è riservata principalmente all’Actinidia chinensis e alla deliciosa.

In quest’ultima, il frutto è una bacca ovale color bronzo ricoperta da una fitta peluria, contenente una polpa succosa verde e lucida. I piccoli semi neri al suo interno sono disposti a corona radiale intorno a un “cuore” giallastro.

Nei mercati sono presenti diverse cultivar (Abbot, Allison, Bruno ecc.), anche se l’unica in grado di far fronte pienamente alle esigenze di agricoltori, consumatori e commercianti, è l’Hayward.

Nella varietà chinensis, il kiwi si presenta identico per forma e dimensioni al frutto della deliciosa, tuttavia possiede polpa color giallo, buccia marrone e liscia.

Maturazione e conservazione dei kiwi

Subito dopo essere stati raccolti, i kiwi devono completare la maturazione sino a raggiungere il giusto grado di morbidezza.

La raccolta di questi frutti avviene di solito da fine ottobre a  inizio novembre. I fattori utilizzati per stabilire la data di raccolta sono il tenore zuccherino e il contenuto di solidi solubili (carboidrati, acidi organici, proteine, grassi e minerali).

I kiwi possono essere conservati in frigorifero, ma non prima di essere stati lasciati da 2 a 3 giorni a temperatura ambiente.

In questo modo si favoriscono i processi di cicatrizzazione a livello dei tessuti lesionati da peduncolo e se ne riduce la sensibilità alla muffa.

I kiwi andrebbero inizialmente conservati a una temperatura compresa tra 0,5 e 0,8 °C. L’umidità invece dovrebbe essere attorno al 92/95% per evitare che si disidratino (buccia raggrinzita).

Se si seguono queste indicazioni, i kiwi (dopo la raccolta) possono anche essere conservati per sei mesi!

Coltivazione del kiwi in Italia

Secondo il Centro servizi ortofrutticoli (CSO), gli ettari coltivati a kiwi in Italia nel 2017 erano 24.700. La resa media per ettaro si aggira attorno alle 18 tonnellate.

Purtroppo, forse per colpa del batterio PSA (vettore della Batteriosi dell’actinidia) e a causa delle avverse condizione metereologiche (danni da gelo e siccità), è previsto un calo per la campagna 2017/18.

Proprietà del kiwi e valori nutrizionali

Venendo alle proprietà del kiwi, va detto che il frutto fresco è una buona fonte di acqua, fibre solubili, potassio e vitamina C. Inoltre presenta un modesto apporto calorico (60 kcal per 100 g).

Nonostante questa sua “ricchezza” il kiwi non deve essere considerato un alimento miracoloso. Certo, fornisce discreti livelli di nutrienti e stimola la motilità intestinale, proprietà utile in caso di stipsi.

Kiwi e allergie alimentari

Tuttavia, il kiwi rientra nella lista degli alimenti che scatenano con maggior frequenza allergie. Il “responsabile” è l’enzima actinidina che può causare irritazioni alla bocca e alla gola, fino a reazioni anafilattiche.

Anche se, un’irritazione alla mucosa orale, dopo aver mangiato un kiwi, può essere dovuta anche ai cristalli aghiformi di ossalato di calcio presenti nel frutto.

Valutati i pro e contro, il kiwi resta un frutto ideale da proporre in inverno, forse anche per quella polpa verde smeraldo che ben contrasta con le atmosfere grigie della stagione fredda.

Se ti è piaciuto questo articolo, ti potrebbe interessare anche…

dowload rimedi natirali