La pila di Volta è, secondo i testi ufficiali, il primo generatore statico di energia elettrica mai realizzato. Ma davvero gli antichi non conoscevano l’elettricità? Scopriamolo assieme.

Testimonianze della tradizione orale indiana

Tra i libri in cui è stata scritta l’antica tradizione orale dell’India, si legge di una civiltà precedente a quella attuale governata da “Dei” (Deva), che si spostavano velocemente con macchine volanti chiamate Vimana, descritte con dovizia di particolari e disegni tecnici.

Innumerevoli racconti descrivono armi “moderne” dalla potenza terrificante usate da diverse razze di “Dei” per combattersi tra loro, coinvolgendo l’umanità in immani massacri! «Per esempio, un raggio della morte che in pochi attimi, incenerisce intere armate e provoca nei sopravvissuti la caduta di unghie e capelli (un effetto collaterale analogo a quello indotto dalle radiazioni delle armi atomiche»1.

Nei Drena Parva si legge:

«Venne lanciata una freccia sfolgorante che possedeva lo splendore del fuoco senza fumo. All’improvviso, una densa oscurità avvolse gli eserciti. Venti terribili cominciarono a soffiare. Le nuvole ruggirono negli strati superiori dell’atmosfera, facendo piovere sangue. Il mondo, ustionato dal calore di quell’enorme arma, sembrava in preda alla febbre. Perfino l’acqua si riscaldò, e le creature che vivono nell’acqua parvero bruciare. I nemici caddero come alberi arsi da un incendio devastatore».

I Vimana

Fra i tanti libri dell’India antica ci sono dei manuali di guida per i Vimana. Sono descritte sale comandi, schermi di controllo per la navigazione, tecniche di combattimento!

Anche nella cosiddetta mitologia occidentale dell’Egitto, Mesopotamia e America centrale, gli “dei” si spostavano con macchine volanti!

Le macchine volanti migliori erano le più antiche, c’è un declino tecnologico, invece che un’evoluzione e questo si spiega solo con un’improvvisa scomparsa degli “dei”.

Dalle antiche conoscenze vediche ai giorni nostri

Il quotidiano indiano Deccan Herald del 2 novembre 2002 riportò che «le antiche conoscenze vediche avevano permesso agli scienziati indiani di realizzare un nuovo materiale trasparente on grado di trasformare qualsiasi veicolo invisibile ai radar»2.

Un’altra ricerca conferma un composto, chiamato Chumbakamani, può svolgere la funzione di rilevatore dei raggi infrarossi, esattamente come dichiarava un antico testo.

Alcuni versi descrivono un apparecchio che genera elettricità dalla luce solare.

Nell’Amsu Bodhini viene descritta la costruzione di un moderno spettrometro. Il prof. S. N. Takur lo ha costruito: uno spettrometro funzionante che non corrisponde a nessuna tecnologia conosciuta.

Nel 2012 è stato scoperto un nuovo materiale resistente alla corrosione, che veniva impiegato nella costruzione dei Vimana.

Nel Agastia Samhita viene spiegato come produrre idrogeno mediante un processo di elettrolisi, mediante energia elettrica. Poi come creare un pallone all’idrogeno per sfuggire dall’assedio.

«Disponi un piatto, o piastra, di rame ben pulito in un vaso di ceramica; coprilo con uno strato di solfato di rame e riempi il resto con segatura bagnata. Metti un foglio di zinco coperto di amalgama di mercurio sulla segatura. Se avrai cura di lasciare sporgere dal vaso una striscia di rame unita alla placca, tra la striscia e il foglio di zinco si produrrà uno strato di energia Mitra-Varua con la quale puoi dividere l’acqua in Pranavayu e Udanavayu [idrogeno e ossigeno]. Fai attenzione che la striscia di rame non tocchi il foglio di zinco, altrimenti l’effetto sparirà. Se disporrai una catena di questi vasi uno dopo l’altro, otterrai molta energia».

Alcuni scienziati indiani hanno ottenuto l’energia elettrica idonea per l’elettrolisi (da cui ricavare idrogeno). Il libro prosegue insegnando anche come inserire idrogeno in un contenitore ermetico.

La prima pila elettrica non è, quindi, stata inventata nel 1800 da Alessandro Volta, perché gli antichi sapevano produrre e immagazzinare la corrente elettrica.

Salve!

Martino Dr. Giorgini

NOTE

[1] M. Pizzuti, Incontri ravvicinati non autorizzati, Edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza 2010
[2] Ibidem

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