La permeabilità intestinale aumentata può essere causa di malattie autoimmuni e infiammatorie o intolleranze alimentari. Ma che cos’è esattamente e quali sono le cause? Vediamolo assieme.

L’intestino

L’intestino contiene numerosi prodotti alimentari e batterici con proprietà tossiche (frammenti delle pareti cellulari batteriche, antigeni batterici, antigeni alimentari).

Il tratto intestinale offre una barriera efficace contro l’eccessivo assorbimento di antigeni alimentari. Quando questo meccanismo è inefficace, gli antigeni passano nel circolo sanguigno in quantità eccessiva provocando in certi soggetti una sensibilizzazione del sistema immunitario.

L’aumento della permeabilità intestinale porta ad un assorbimento passivo di sostanze normalmente escluse, innescando una moltitudine di disordini clinici.

Malattie associate all’aumento della permeabilità intestinale

Malattie associate all’aumentata permeabilità intestinale sono[1]:

  • Malattia infiammatoria intestinale
  • Morbo di Crohn
  • Artropatia infiammatoria
  • Intolleranze/Allergie alimentari
  • Morbo celiaco
  • Artrite reumatoide
  • Spondilite anchilosante
  • Sindrome di Reiter
  • Dermopatie croniche
  • Schizofrenia
  • Allergie

Neutralizzazione delle tossine e sovraccarico immunitario

La neutralizzazione delle tossine (eso- ed endo-tossine) presenti nell’intestino richiede un lavoro costante del sistema immunitario. La mancata digestione degli alimenti (per carenza di enzimi digestivi e di acido cloridrico) e l’aumento della permeabilità intestinale (per carenza di glutammina, istidina e altre sostanze nutritive) aggravano il lavoro del sistema immunitario che si trova a dover neutralizzare sostanze che normalmente non attraversano intatte la mucosa intestinale. Se questa situazione diventa cronica si possono manifestare reazioni di ipersensibilità.

Un tale sovraccarico immunitario può portare a «sindromi auto-immuni come: artrite reumatoide e altre artropatie infiammatorie; lupus eritematoso sistemico; poliarterite; vasculite; polimiosite; glomerulonefrite; sclerosi multipla; colite; morbo di Crohn; e molte delle connettiviti miste»[2].

È stato accertato che l’aumentata permeabilità intestinale è correlata con l’infiammazione dell’intestino tenue.

Per il mantenimento della corretta permeabilità intestinale, è di importanza primaria l’integrità della mucosa.

«Il concetto che la causa delle artriti infiammatorie (compresa l’artrite reumatoide) sia in rapporto con una patologia intestinale è accettato da molti ricercatori»[3]. Un aumento della permeabilità intestinale permette il passaggio di sostanze esogene nella circolazione del sangue. Quando «gli anticorpi generati contro gli antigeni intestinali hanno una reazione crociata con tessuti immunologicamente simili propri dell’organismo, il processo che ne deriva può manifestarsi come una malattia auto-immune»[4].

Le intolleranze alimentari

Finché il tratto intestinale è una barriera sana, non vi è assorbimento di antigeni, ma quando si formano delle lesioni nelle mucose, gli antigeni penetrano nel sangue e, per il sistema immunitario, aumenta il lavoro. La conseguente risposta immunitaria che ne deriva, è scatenata dagli alimenti stessi e provoca la manifestazione allergica o l’intolleranza.

Le conseguenze possono interessare diverse parti del corpo manifestandosi attraverso svariati sintomi: gastrite, indigestione, celiachia, artrite, disturbi del sistema nervoso centrale, depressione, ansia, stanchezza cronica.

Le intolleranze alimentari stimolano il sistema immunitario a rilasciare sostanze ormonosimili che produce normalmente (linfochine, citochine, interferone), ma che utilizza solo quando occorre: creare un’infiammazione temporanea per accelerare la guarigione (linfochine); aumentare la permeabilità dei capillari per aumentare gli scambi (citochine); rallentare la duplicazione del DNA nei casi di infezioni virali (interferone). Se queste sostanze vengono rilasciate quando non servono, creano squilibri metabolici e danni notevoli.

I vari test diagnostici delle intolleranze alimentari sono utili per farci capire quali alimenti dobbiamo ridurre o eliminare per evitare un’inutile esposizione all’agente (antigene) che scatena la reazione allergica o l’intolleranza, ma non ci aiutano a scoprire le cause dell’intolleranza stessa.

Alcuni ricercatori individuano la causa nel consumo costante (e spesso eccesivo) di un numero limitato di alimenti che, a lungo andare, darebbero luogo a iper-sensibilità.

Altri accusano le alte quantità di conservanti, stabilizzanti, coloranti e aromi “naturali” presenti in quello che mangiamo. Altri ancora ritengono responsabile l’inquinamento dell’aria, del cibo, le manipolazioni genetiche dei vegetali, la precoce somministrazione di cibo solido ai neonati e i disturbi digestivi (ipo-cloridria).

Infine, c’è chi sostiene che le intolleranze alimentari siano ereditate geneticamente. Hanno tutti ragione, ma si tratta sempre di cause secondarie.

Intolleranze e permeabilità intestinale

La causa primaria era già stata individuata negli anni Venti e Trenta del secolo scorso: varchi nelle mucose gastro-intestinali che permettono la penetrazione di parti alimentari non digerite.

Oggi, si ritiene che «la digestione impropria degli alimenti dovuta a ipo-cloridria e/o a carenza di enzimi digestivi sia la causa principale delle intolleranze alimentari. Quando le proteine non sono digerite e trasformate in aminoacidi, dipeptidi o poli-peptidi a catena corta, esse mantengono le proprie caratteristiche comportandosi da antigeni. Tali molecole antigeniche sono di conseguenza esposte al sistema immunitario o assorbite da un intestino permeabile, creando uno stato di iper-sensibilità immune cronica» [5]

A queste cause vanno aggiunte, disfunzioni gastro-intestinali, insufficiente produzione di bile e carenze di alcune sostanze alimentari nutritive, in particolare degli aminoacidi glutamina e istidina.

Le sostanze alimentari antigeniche possono raggiungere il sangue attraverso le mucose dello stomaco, dell’intestino crasso e dell’intestino tenue, ma solo se le mucose sono in cattivo stato.

Prevenire e affrontare la permeabilità intestinale: elementi essenziali

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Glutamina

È fondamentale riparare l’intestino danneggiato se si vuole guarire e prevenire le intolleranze alimentari.

La glutammina è una delle sostanze principali utilizzate dalle cellule dell’intestino, migliora il metabolismo energetico della mucosa gastro-intestinale, stimolandone la rigenerazione e prevenendone i danni.

Le cellule che compongono le mucose dell’intestino tenue si rinnovano ogni tre giorni, ma per fare questo è necessaria la glutammina, la quale serve da substrato per la produzione di energia nelle cellule e nei linfociti.

È stato dimostrato che la glutammina riduce la permeabilità batterica in seguito a danno intestinale, presumibilmente perché stimola la guarigione dell’intestino stesso. [6]È considerata un aminoacido semi-essenziale, in quanto il nostro organismo è in grado di produrla ma, l’utilizzo da parte di diverse tipologie di cellule è talmente ampio che, in certe situazioni, questa produzione non avviene in quantità sufficiente a soddisfarne la necessità.

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Istidina

L’istidina è un aminoacido essenziale necessario per la riparazione dei tessuti e delle ulcere gastro-intestinali. Si è dimostrata efficace anche contro le allergie, cioè contro la reazione di difesa esagerata verso una sostanza (allergene), come può essere un polline o il pelo del gatto.

L’istidina è un eccellente rimedio anche per le malattie auto-immuni, a condizione che si curi l’eccessiva permeabilità dell’intestino tenue alle proteine (con glutamina e vitamine C, B3, B6).

Inoltre, l’istidina regola la produzione dei succhi gastrici e la digestione degli alimenti.

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Uncaria (Uncaria tomentosa)

Viene usata come anti-infiammatorio per il morbo di Crohn, coliti, diverticoliti, sindrome dell’intestino irritabile e altri problemi intestinali: cicatrizzante per l’ulcera allo stomaco e coliti ulcerose, preventiva di ulcere e protettrice dell’intestino. Tonico giornaliero per bilanciate e rinforzare tutte le funzioni del corpo.

È una pianta originaria del Sud America che vanta diverse proprietà:

  • immuno-modulante e immuno-stimolante;
  • anti-ossidanti;
  • anti-virali (uccide i virus);
  • adattogene;
  • anti-flogistiche (antinfiammatorie), inibisce la produzione di prostaglandina E2;
  • antalgiche (antidolorifiche);
  • anti-mutageniche (protegge le cellule);
  • anti-cancerose;
  • riduce gli effetti collaterali di chemio e radio-terapia;
  • anti-dissenteriche;
  • diuretiche;
  • detossificanti del sangue (ottimo depurativo del sangue e della pelle);
  • anti-reumatiche;
  • previene le trombosi.
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Enzimi digestivi

Servono a scomporre carboidrati, proteine e lipidi in modo da renderli assorbibili dall’intestino. Se non vengono attivati, oppure se sono presenti in quantità insufficienti questa scomposizione non avviene e le proteine non vengono scisse in aminoacidi, i carboidrati complessi non vengono ridotti a carboidrati semplici e i lipidi non vengono smembrati in glicerolo e acidi grassi.

Se questa carenza o inefficienza degli enzimi si protrae nel tempo si possono scatenare intolleranze, allergie o malattie da malassorbimento dei nutrienti.

Gli enzimi digestivi vegetali (derivati da Aspergillus oryzae), sono più efficaci di quelli animali perché agiscono in un’ampia gamma di pH (da 2 a 12) e perciò iniziano ad agire nello stomaco (acido) e continuano nell’intestino tenue (alcalino).

L’enzima lattasi (β-galattosidasi) da Aspergillus oryzae, ad esempio, è efficace contro la maldigestione e l’intolleranza al lattosio.

Il lattosio è composto da due zuccheri semplici, galattosio+glucosio. La lattasi spezza questo legame anche al di fuori dello stomaco, rendendo il latte digeribile. Il latte ad alta digeribilità è ottenuto semplicemente aggiungendo lattasi al latte e agisce anche a +5°C, cioè nel frigorifero!

La gliadina, una proteina contenuta nel glutine, è responsabile del morbo celiaco. Negli anni 70 si è riusciti a identificare i componenti della gliadina: una parte proteica legata a una parte carboidratica. Ed è proprio quest’ultima la parte “tossica” della gliadina non quella proteica.

L’enzima amilasi da Aspergillus oryzae digerendo la parte composta da carboidrati e scomponendola nei singoli zuccheri, la rende innocua. Tuttavia, a volte, se la parte proteica non viene digerita dall’enzima proteasi può dare iper-sensibilità immunologica, finché le lesioni alle pareti gastro-intestinali non vengono sanate da glutamina e istidina.

Per l’effetto di una digestione incompleta delle proteine, anche altre proteine alimentari (diverse dal glutine), se entrano in circolo possono far scatenare delle intolleranze alimentari o delle malattie autoimmuni.

Ingredienti coadiuvanti e di sostegno

Per una buona guarigione della mucosa intestinale danneggiata, bisognerebbe anche:

  • sfiammare le mucose intestinali con bioflavonoidi e vitamina C;
  • fornire acidi grassi poli-insaturi (ad esempio omega-3) per le membrane delle nuove cellule della mucosa intestinale, proteggendoli con una buona dose di vitamina E;
  • eliminare i batteri tossici dall’intestino tenue aumentando la produzione di acido cloridrico;
  • ristabilire la normale flora batterica nell’intestino crasso con fermenti lattici;
  • seguire una dieta alimentare temporanea che elimini gli alimenti incriminati.
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Bioflavonoidi e Vitamina C

I bioflavonoidi naturali inibiscono il rilascio di sostanze pro-infiammatorie, contribuendo a sfiammare le mucose intestinali.

Inoltre, i bioflavonoidi, svolgono un’azione anti-ossidante: sono gli spazzini dei radicali liberi, inibiscono la perossidazione, eliminano i perossidi e bloccano l’ossidazione delle LDL.

Solitamente i bioflavonoidi si assumono assieme alla vitamina C perché ne potenziano l’effetto e insieme proteggono le sostanze facilmente ossidabili.

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Acidi grassi polinsaturi e Vitamina E

Fornire acidi grassi poli-insaturi (ad esempio Omega3) può essere utile per ripristinale la corretta funzionalità e fluidità delle membrane delle nuove cellule della mucosa intestinale.

La vitamina E è indispensabile per proteggere gli acidi grassi polinsaturi dall’ossidazione, evitando che si trasformino in radicali liberi.

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Betaina Cloruro

La Betaina Cloruro (o cloridrato) agisce come acido cloridrico libero, come quello prodotto dallo stomaco, in soluzione acquosa, stimola la secrezione degli enzimi digestivi gastrici, permette l’assimilazione di calcio, fosforo, magnesio, cromo e vitamina B12, previene la crescita batterica nell’intestino tenue.

Normalmente nell’intestino tenue ci sono pochi batteri rispetto all’intestino crasso, perché l’acido cloridrico della secrezione gastrica lo protegge dai batteri. Un’insufficienza di acido cloridrico permette ai batteri di risalire dall’intestino crasso al tenue. L’eccessiva crescita batterica nell’intestino tenue può alterare la permeabilità intestinale, inoltre, può essere la causa principale dei seguenti disturbi:

  • malassorbimento;
  • inattivazione degli enzimi digestivi pancreatici e intestinali;
  • distruzione dei flavonoidi contenuti negli alimenti;
  • idrogenazione degli acidi grassi insaturi e poli-insaturi;
  • consumo di vitamina B12 (e produzione dei suoi antagonisti);
  • produzione di nitrosamine (cancerogene);
  • disbiosi;
  • intolleranze al lattosio ecc.

L’eccessiva crescita batterica nell’intestino tenue si può riconoscere da alcuni sintomi:

  • meteorismo,
  • flatulenza o diarrea di solito entro un’ora dopo i pasti,
  • intolleranza verso i carboidrati, gli amidi, le fibre alimentari e i fermenti lattici (che si manifesta con gonfiore post-prandiale ed eccessiva produzione di gas),
  • problemi cutanei,
  • anemia.

L’intestino pigro (diminuita peristalsi intestinale) peggiora la situazione.

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Fermenti lattici

Il ripristino della normale flora batterica nell’intestino crasso è indispensabile per aiutare il sistema immunitario, questo è un aspetto fondamentale per il benessere di tutte le parti del corpo.

I batteri “buoni” (fermenti lattici), sopprimono la crescita dei batteri “cattivi”, cioè dei batteri putrefattivi e produttori di sostanze tossiche assorbite poi dall’intestino crasso (con l’acqua), insieme alle membrane dei batteri morti (entero-tossine).

I fermenti lattici, quindi, impediscono la formazione delle tossine, le quali, entrando in circolo, dovrebbero essere neutralizzate proprio dal sistema immunitario, che si troverebbe costretto a svolgere un lavoro eccessivo. Mi riferisco ai macrofagi del sistema reticolo endoteliale, sparsi in tutto il corpo e concentrati nel fegato come un filtro (cellule del Kupfer), che fagocita e digerisce le tossine.

Occorre, allora, assumere Probiotici e Prebiotici. I Probiotici sono i cosiddetti fermenti lattici (i più risanatori sono il Lactobacillus acidophilus e il Bifidobacterium bifidum).

I Prebiotici sono sostanze vegetali (fibre alimentari) alimento dei Probiotici. Dunque, è come fare un allevamento e, alcuni Prebiotici (come ad esempio i Frutto-Oligo-Saccaridi o FOS), sono alimento esclusivo dei batteri “buoni” e non sono mangiati dai batteri “cattivi”.

I Probiotici, o Fermenti Lattici, oltre a inibire i batteri cattivi producendo acido lattico e altri acidi, inibiscono la crescita dei batteri tossici o patogeni, oltre che di virus, funghi, lieviti e altri parassiti!

Infine i fermenti lattici stimolano la produzione IgA secretoria nell’intestino, la quale protegge contro i batteri e allergeni alimentari. L’IgA secretoria è l’immunoglobulina più importante delle secrezioni intestinali, in prima linea contro batteri, virus, funghi, tossine e parassiti!

È abbondante nella saliva e nei fluidi delle mucose intestinali. L’IgA si lega con microbi, proteine alimentari allergiche, sostanze cancerogene formando degli immuno-complessi ed evitando così che tali sostanze si leghino alla superficie delle cellule intestinali venendo poi assorbite.

Se la produzione di IgA diminuisce e la riparazione dei tessuti mucosi non avviene, si riduce la difesa contro gli “invasori” e rimane una minore integrità intestinale (chiamata aumentata permeabilità intestinale). Un basso livello di IgA nelle feci può essere considerato un test per la presenza di intolleranze, di allergie o di malattie auto-immuni.

Giorgini Dr. Martino

Riferimenti bibliografici

[1] (Joseph E. Pizzorno Jr., Michael T. Murray, Trattato di Medicina Naturale, Red Edizioni)
[2] Ibidem
[3] Ibidem
[4] Ibidem
[5] Ibidem
[6] Ibidem

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