Il termine levatrice è stato codificato nel XVI secolo (A. Nocentini, Etimologico: vocabolario della lingua italiana, Milano 2010). Si fa riferimento a una figura femminile, più o meno esperta e ormai desueta, che assisteva le partorienti durante la gravidanza. Oggi quella professione “fai da te”, spesso tramandata di generazione in generazione, fiorita nella cultura rinascimentale e mutuata dal Medioevo, è stato sostituita dall’ostetrica, una professionista non solo del parto, ma anche una vera e propria guida pre e post gravidanza, il cui titolo è rigorosamente riconosciuto dopo una laurea triennale in Ostetricia.

La formazione e il ruolo dell’ostetrica

A esami di anatomia, fisiologia e chimica, vengono associate materie propedeutiche al counselling (dall’inglese, letteralmente, “consigliare e consolare”) e di assistenza alla gravidanza.

L’ostetrica di oggi si occupa di sostenere la puerpera, ma anche di aiutarla nel parto vero e proprio, laddove non sussistano complicanze gravose che prevedano l’intervento di un medico ginecologo.

Se uno studio inglese (R. Plumb, Midwives attitude to research based practice, «Midirs Midwifery digest», XII, 2002, pp. 171-3) citato nel volume di Vera Schmid, Salute e nascita. La salutogenesi in gravidanza, si occupò dell’efficacia dell’ostetricia e del lavoro delle operatrici del settore, sottolineando che a esse, per mancanza di formazione, si preferiva ancora il ginecologo, la dottoressa Monica Padovan, ostetrica e fondatrice della Casa maternità il nido, ha le idee molto più chiare sul ruolo fondamentale del suo lavoro rispetto alla relazione Plum:

«Oggi l’ostetrica si occupa di molte cose: dall’assistenza al parto al diffonderne la consapevolezza nei giovani; dalla contraccezione alla prevenzione oncologica del collo dell’utero fino ai corsi preparatori per le coppie “in attesa”».

Dott.ssa Padovan l’ostetrica si occupa di ogni tipo di gravidanza?

Non sempre, solo quelle a basso rischio. Quando accade “qualcosa di non ordinario”, usando un eufemismo, siamo costretti a rivolgerci al ginecologo, naturalmente. Ma nei parti ordinari, lavoriamo in autonomia.

La Legge regionale dell’Emilia Romagna numero 26 del 1998 prevede all’articolo 4 un rimborso dell’80% più un contributo per chi partorisce in casa. Sono aumentati i casi di parto presso il proprio domicilio oppure nelle case maternità?

Considerevolmente, anche se molto spesso le puerpere preferiscono affidarsi ai ginecologi.

Per quale motivo?

Noi collaboriamo con i medici, ci mancherebbe, ma “la costanza” che hanno le puerpere italiane nell’affidarsi ai medici è un caso tutto italiano: solo l’1% delle donne partorisce in casa. In Germania le cose vanno diversamente e le donne sono più fiduciose nei confronti delle Case maternità, tant’è vero che prima si recano dall’ostetrica e solo successivamente dal ginecologo. Il parto non è un evento medico, lo diventa solo se a rischio.

Cosa s’intende per Case maternità?

Sono strutture gestite interamente da ostetriche e sono esterne a un contesto ospedaliero ma seguono un protocollo: devono distare non meno di trenta minuti da un ospedale. Sono vere e proprie abitazioni nelle quali partorire, in cui ci sono diverse professioniste unitamente formate sul piano scientifico che però, per inclinazioni personali, possono essere propense a diverse forme di assistenza: chi al parto vero e proprio; chi alle puerpere affette da problemi oncologici. Esistono anche master specialistici.

Partorire, com’è noto, è doloroso. Voi ostetriche potete somministrare farmaci per alleviare le sofferenze?

Io dico sempre alle donne che da che mondo è mondo, noi partoriamo ed è certo è dolorosissimo. Ma esistono sistemi anche non farmacologici per aiutare le donne che stanno per partorire, come i massaggi, i bagni in acqua, il supporto emotivo.

Il parto si può affrontare senza l’ausilio di farmaci. In altri casi la donna viene considerata come un utero e “sbattuta da sola in una sala d’ospedale”. Nelle Case maternità le cose sono diverse, cerchiamo di rendere tranquilla la “paziente”: una partoriente in stato di agitazione produce adrenalina, una donna serena genera endorfine, che tendono a rilassare. Il nostro è un supporto assistenziale, ma soprattutto emotivo, che perdura anche fino a dieci giorni dopo il parto, seguendo madre e figlio e organizzando, per quanto riguarda il centro che ho fondato, anche corsi post partum. Bisogna dedicare tempo alle persone.

Date qualche suggerimento sugli integratori da adottare alle neo mamme?

Io consiglio dei prodotti specifici: un integratore come l’Acciaiovis, che contiene ferro e vitamina B6 e B12, soprattutto nei mesi precedenti al parto, perché la perdita di tale elemento è una conseguenza naturale della gravidanza. Queste due vitamine, poi, promuovono la formazione dei globuli rossi e insieme al ferro garantiscono il trasporto dell’ossigeno nei tessuti. Poi è utile anche l’acido folico, soprattutto per evitare malformazioni come la schiena bifida.

Dr. Matteo Menetti Cobellini

Giornalista professionista

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Giornalista professionista dal 2005, ha iniziato la carriera nel 2001 a “Il Resto del Carlino” di Bologna per poi trasferirsi a Milano e lavorare in Mondadori. Già autore di programmi televisivi per Rai e Mediaset, oggi è giornalista freelance, organizza eventi e svolge attività di SEO.