Sono sempre più numerose anche in Italia le persone che hanno difficoltà a digerire il lattosio. Secondo un articolo apparso sulla rubrica Salute de Il Sole24Ore, il 40% degli italiani soffrirebbe di intolleranza al lattosio. Ma quali sono le cause? Ed è possibile affrontare questo disturbo naturalmente? Scopriamolo assieme.

In particolare affronteremo i seguenti argomenti.

Lattosio dove si trova?

Il lattosio è un disaccaride (zucchero complesso) composto da una molecola di glucosio e una di galattosio (due zuccheri molto più digeribili).

In un litro di latte vaccino sono presenti circa 50 g di lattosio.

I derivati del latte presentano quantità molto variabili di lattosio, proporzionali al grado di stagionatura del prodotto. Durante questo processo, infatti, il lattosio viene fermentato dai batteri lattici. Di conseguenza formaggi a pasta semidura, come l’Emmental, hanno un livello molto basso di lattosio, mentre quelli a pasta dura (parmigiano reggiano e grana) quasi non ne contengono.

Il lattosio è presente anche in numerose preparazioni alimentari poiché favorisce una buona miscelazione di coloranti e additivi. Lo si può trovare, per esempio all’interno di:

  • caramelle;
  • prodotti da forno;
  • salumi;
  • preparati per il brodo;
  • in alcuni farmaci o integratori che lo usano, in concentrazioni minime, come eccipiente.

Infine, per sfatare una falsa credenza ancora molto diffusa, ricordiamo che i fermenti lattici NON contengono lattosio.

Gli enzimi per digerire il lattosio

Il lattosio viene digerito a livello della mucosa dell’intestino tenue per opera dell’enzima lattasi. Questo enzima scinde il disaccaride lattosio nei suoi monosaccaridi costitutivi (glucosio e galattosio).

Lattasi e la la digestione del lattosio

L’enzima lattasi è generalmente presente nei neonati e nei bambini, che sono così in grado di scindere e digerire il lattosio del latte. Quindi riescono ad assorbire, a livello intestinale, galattosio e glucosio.

Con il progredire dello sviluppo, l’attività della lattasi inizia a diminuire nella maggior parte delle persone. La sua azione negli adulti è a livelli efficaci solo nei soggetti caucasici, a condizione che consumino latte o alimenti che contengano lattosio.

In ogni caso, la riduzione fino al 50% dell’attività della lattasi è sufficiente a garantire una buona digestione del lattosio.

Difficoltà a digerire il lattosio: cause e sintomi

Quando l’attività della lattasi non è adeguata a digerire il lattosio introdotto con l’alimentazione, si parla di ipolattasia o deficit di lattasi. Questa condizione causa il malassorbimento del lattosio. La parte non digerita e non assorbita dall’intestino tenue raggiunge il colon, che non è in grado di assorbire gli zuccheri.

Nel colon il lattosio è fermentato dalla flora batterica con produzione di acidi grassi a catena corta, acqua e gas (metano, idrogeno, CO2). I sintomi che compaiono in seguito a questa fermentazione sono quelli comunemente associati a “intolleranza al lattosio”.

Tra i sintomi principali della difficoltà a digerire il lattosio ricordiamo:

  • flatulenza;
  • meteorismo;
  • distensione addominale;
  • senso di gonfiore;
  • diarrea, dovuta all’accelerazione dell’attività motoria dell’intestino.

Tipi di intolleranza al lattosio

Ricordiamo che non è corretto parlare, in maniera generica di “intolleranza al lattosio”, dal momento che ne esistono tre tipologie diverse.

N

Intolleranza primaria

Questa intolleranza al lattosio è caratterizzata da una non-persistenza della lattasi nel corso degli anni. Ci può infatti essere un declino progressivo dell’attività enzimatica con l’avanzare dell’età.

N

Intolleranza congenita

Questo tipo di intolleranza si manifesta con intensa diarrea acquosa, che si sviluppa non appena il lattante viene nutrito con latte materno o cibi contenti latte. In questo caso, l’intolleranza rimane per tutta la vita ed è necessario eliminare completamente le fonti di lattosio.

N

Intolleranza secondaria

Questo tipo di intolleranza si verifica quando un danno della mucosa dell’intestino tenue provoca un deficit temporaneo di lattasi.

In generale, a provocare un deficit acquisito di lattasi possono essere gastroenteriti, morbo di Crohn, celiachia, trattamenti farmacologici ecc.

Questi disturbi inducono una perdita transitoria di enzima nelle aree della mucosa colpite dal processo infiammatorio o infettivo. In quel caso va escluso il lattosio fino al ripristino della normale struttura della mucosa intestinale. L’intolleranza al lattosio di tipo secondario cessa quando si risolve la situazione patologica a livello del piccolo intestino.

È importante non confondere l’intolleranza al lattosio con l’allergia al latte. L’allergia al latte è infatti risposta del sistema immunitario correlata a una reazione avversa alle proteine e che coinvolge numerosi organi e apparati.

Intolleranza al lattosio: diagnosi

La diagnosi di intolleranza al lattosio non può essere effettuata sulla base dei sintomi per diversi motivi. Innanzitutto perché i sintomi sono simili a quelli di altre patologie. In secondo luogo perché è complesso associare alcuni segnali all’assunzione di specifici alimenti.

Un test che può aiutare a comprendere se si è intolleranti è il breath test, che prevende la somministrazione di 20 g di lattosio sotto forma di 400 ml di latte parzialmente scremato.

Viene poi misurato il livello di idrogeno nei campioni di aria respirata, raccolti ogni 30 minuti per un periodo di tempo fino a 7 ore. L’idrogeno prodotto nel colon, infatti, è trasportato dal circolo ematico ai polmoni dove viene eliminato con il respiro.

Gli aiuti naturali per digerire il lattosio

Chi soffre di intolleranza primaria al lattosio, con le misure opportune, può anche non escludere del tutto latte e derivati dalla dieta.

Si possono consumare formaggi a pasta dura e semidura, generalmente tollerati per le minime o assenti quantità di lattosio che contengono.

È inoltre possibile rendere più digeribili latte e i latticini freschi dalla contemporanea assunzione di prodotti a base di lattasi. La lattasi in alcuni integratori alimentari può essere anche associata ad enzimi digestivi naturali, che favoriscono anche la digestione di altre sostanze.

Integratori di lattasi ed enzimi digestivi

Oggi, sul mercato sono presenti alcune preparazioni a base di enzimi fungini «particolarmente adatte all’uso umano» (J. E. Pizzorno Jr., M. T. Murray, Trattato di medicina naturale, I, Novara 2001).

Queste sostanze, ricavate principalmente da due tipi di funghi non tossici (Aspergillus oryzae e Aspergillus niger), hanno mostrato di essere «efficaci nella terapia di un’ampia gamma di malattie umane» (Ibidem). Sono inoltre più adattabili alle variazioni di pH rispetto agli enzimi derivati da fonti animali.

Nello specifico, la lattasi ricavata da Aspergillus oryzae, «assunta per via orale nel momento in cui si ingerisce il latte, è efficace contro la mal digestione e l’intolleranza del lattosio» (Ibidem). Liberandosi nel tratto del duodeno, essa esercita la su azione dove, naturalmente, agisce la lattasi prodotta dal corpo.

Ecco perché le preparazioni enzimatiche sono somministrate soprattutto per via orale poco prima dei pasti per sostenere la digestione «degli alimenti quali il glutine, la caseina o il lattosio» (Ibidem).

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