A oggi non esistono farmaci che guariscono le allergie primaverili, tra le più comuni malattie immunitarie poiché non sono state ancora scoperte le caratteristiche biologiche che portano un individuo a un collasso organico quando entra in contatto con l’allergene (Ministero della salute, 20 novembre 2013). Trattandosi, però, di una malattia immunitaria che aggredisce il sistema di difesa dell’organismo, è possibile curarne quei sintomi che naturalmente sono invalidanti: occhi rossi, pruriti, congestione nasale, tosse, orticaria, gonfiore dell’apparato digerente.

Istidina istamina e allergie

Nell’ultimo periodo si parla sempre più frequentemente dell’aminoacido istidina per la sua potenziale «attività immunomodulante e antiossidante» (S. S. Hendler e D. Rorvik, PDR Integratori nutrizionali, Milano 2005). I noti antistaminici, invece, bloccano il rilascio dell’istamina, causa principale delle manifestazioni allergiche.

L’intervista alla Dott.ssa Savi: come si sviluppano le allergie

Proviamo ora a spiegare meglio il meccanismo che scatena le allergie primaverili e a capire se ci possono essere contromisure efficaci. Ci aiuterà a fare chiarezza la Dott.ssa Eleonora Savi, direttore e dirigente medico dell’Unità operativa Dipartimentale di Allergologia della Ausl Piacenza.

Attraverso quali processi un organismo sviluppa un’allergia? Allergici si nasce o si diventa?

L’allergia si sviluppa in soggetti geneticamente predisposti a seguito dell’esposizione ad allergeni. Quindi allergici si diventa solo se si viene contatto per un certo periodo con molecole ai cui elementi si è sensibili. Questa fase si definisce “sensibilizzazione” ed avviene quando il soggetto produce anticorpi di classe IgE (cioè glicoproteine coinvolte nella risposta immunitaria dell’organismo NdR) normalmente assenti nei soggetti non allergici.

Le IgE sono prodotte da cellule del sistema immunitario chiamate plasmacellule e sono anticorpi specifici per un particolare allergene (esempio: per la saliva del gatto, per un acaro della polvere oppure per un particolare polline). La presenza di IgE nel sangue o nelle mucose indica sensibilizzazione al principio, ma non necessariamente implica una manifestazione clinica di rinite o asma, tratti particolari dell’allergia.

Allorché, invece, compaiono i sintomi a alla esposizione dell’allergene si parla di allergia vera e propria. Si ritiene che il sistema immunitario, poco stimolato in questo millennio da infezioni virali e batteriche, a causa di uno stile di vita più “igienico”, si attivi verso sostanze altrimenti innocue come gli allergeni.

Esiste una differenza sostanziale tra allergia e intolleranza?

Allergia è una reazione immunitaria solitamente correlata con la produzione di IgE, induce sintomi gravi con il coinvolgimento di vari organi (cute, apparato respiratorio cardiovascolare) e la sintomatologia compare dopo pochi minuti, massimo 2 ore dalla esposizione all’allergene. Si diagnostica molto bene con test allergometrici cutanei o ematici.

L’intolleranza non è dovuta ad un meccanismo immunologico, induce sintomi solitamente solo a carico dell’apparato gastroenterico e i sintomi hanno un andamento più cronico insorgendo tardivamente rispetto al contatto con la sostanza in causa. Le intolleranze hanno meccanismi diversi e non sono quindi diagnosticabili con un unico test.

Gli alimenti influenzano, nei loro contenuti nutrizionali, l’allergia?

Le allergie respiratorie non sono influenzate dalla ingestione di alcun alimento. Solo i pazienti affetti da allergia ai pollini, che manifestano una sindrome orale allergica dopo ingestione di frutta fresca per la sensibilizzazione a una molecola allergenica del polline presente anche in alcuni frutti, la profilina, dovranno evitare l’assunzione degli stessi causa un fastidioso, ma non pericoloso, prurito al cavo orale.

Sembrerebbe che, un corretto livello ematico di vitamina D e zinco, possa migliorare la flogosi allergica (processo infiammatorio NdR). Il paziente affetto da allergia alimentare deve invece evitare l’alimento riconosciuto causa della reazione allergica. Casomai esistono nutritivi che possono contribuire alla normale funzione del sistema immunitario.

In primavera, spesso si parlare di allergie alle graminacee, ma esistono vulnerabilità anche nei confronti di pollini o piante erbacee. Come si differenziano questi allergeni e a quali si può essere allergici?

L’allergia al polline delle graminacee è la più comune e si manifesta da metà aprile a fine luglio, periodo di fioritura di queste erbe con una certa variabilità nella stagione a secondo della temperatura, dell’umidità e dell’area geografica considerata. Un mese prima delle graminacee fioriscono le fagacee (betulla, nocciole, ontano) e in estate, da giugno a settembre, la parietaria (parente stretta delle ortiche, NdR), più tipica delle regioni del centro e sud Italia. Sempre in estate (agosto e settembre) fiorisce anche l’ambrosia.

Avanzando con l’età, è possibile che le allergie attacchino con minor veemenza?

Le allergie respiratorie insorgono soprattutto in età giovanile e tendono a risolversi o migliorare con l’avanzare dell’età sebbene ci sono pazienti anziani che iniziano a manifestare i primi sintomi tardivamente.

Naso chiuso, eritema, shock anafilattico. Qual è il modus operandi, da un punto di vista scientifico, di un allergene quando entra in contatto con un organismo indifeso? Cosa succede nel corpo?

Il paziente sensibilizzato ha le IgE legate a particolari cellule, i “mastociti” (cellule del sistema immunitario NdR): quando l’allergene specifico per quelle IgE entra in contatto con l’organismo, attiva il mastocito che libera mediatori chimici responsabili di prurito, lacrimazione, tosse, eritema e anafilassi, massimo grado della reazione.

Dr. Matteo Menetti Cobellini

Giornalista professionista

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